Un cesto di vimini

Mi chiamo Salice, ma non sono un salice, sono fatto di salice. Sono un cesto di vimini. Il mio corpo è una trama fitta di rami intrecciati, forte e leggero, e il mio profumo è quello della terra e del sole. La mia casa è una cascina di campagna, con un pavimento di mattoni rossi e un focolare che mi scalda nelle sere d’inverno. La mia vita è un ciclo di fatica e di raccolto, di vuoti e di pieni.

La mia giornata inizia all’alba, quando le mani ruvide di un contadino mi afferrano. Sento il freddo della rugiada, il profumo dell’erba bagnata. Sono un compagno fedele nel lavoro dei campi. Ho trasportato la frutta appena raccolta, le verdure che sanno di terra, il pane che ancora scotta. Ho visto i volti stanchi dei contadini, segnati dal sole e dal vento, ma illuminati dalla gioia di un buon raccolto.

Non sono un oggetto di lusso, sono un oggetto di vita. Ho sentito il peso della farina, il profumo dei funghi selvatici, il calore delle uova appena deposte. E ho visto le mani dei bambini, che mi usavano come una culla, che mi riempivano di fiori di campo e di sassi colorati. La mia vita non è fatta di grandi avventure, ma di piccole, preziose, storie di dignità e di speranza.

Ho visto intere generazioni. Ho visto un giovane contadino innamorarsi e portarmi in dono alla sua sposa, pieno di mele rosse e profumate. Ho visto i suoi figli crescere, e i suoi nipoti giocare con me. La mia trama, un tempo liscia e forte, ora è un po’ sfilacciata, ma la mia dignità è ancora intatta.

Sono un cesto di vimini, un oggetto semplice, ma la mia storia è la storia di questa famiglia, la storia di questa terra. E ogni volta che mi riempiono di quel che la terra offre, sento che la mia vita, la mia semplice e umile vita, ha un senso profondo. Sono Salice, e sono fiero di essere parte di questa storia.