Io sono un cestino di tessuto. Semplice, senza bordi ricamati, ma porto con me il profumo del pane caldo. Maria, madre in una famiglia piemontese, mi portava sempre con sé: mi appendeva alla cintura o mi posava sul tavolo come una piccola casa portatile. Dentro portavo pane, formaggio, un pezzo di lardo, erbe secche e, talvolta, un panno per asciugare le mani sporche di lavoro. Quando decisero di emigrare, mi portarono con loro.
Giunta in Provenza, Maria ritrovò gli odori delle erbe di casa: rosmarino, alloro, e, insieme, il profumo del pane appena sfornato. Io mi riempii di mani nuove e di biscotti per le tavolate del paese; servii a trattenere una parvenza di Piemonte tra le mani stanche e il frastuono della nuova lingua. I figli crebbero tra due mondi; la cucina di Maria divenne una traduzione tra ricette antiche e sapori di terra straniera.
Ogni giorno, nel sole della Provenza, io restai colmo di pane, erbe e promesse. Quando qualcuno chiedeva da dove venisse quel profumo, Maria sorrideva: era la casa che viaggiava dentro di noi, portata in giro dal cestino che non smetteva di muoversi.
