Il mio nome è Fidel

Sono una lampada a olio.

Il mio nome è Fidel. Un nome forte, mi dicono, ma io sono solo un lume, una piccola fiamma che trema. La mia casa era una stanza a New York, in un quartiere dove le strade sono piene di gente che parla tante lingue.

Sono stato il confidente silenzioso di una famiglia di emigranti, venuti dal Piemonte per cercare un sogno che non facesse rimpiangere quello che hanno lasciato. Ho visto le loro mani, mani che sanno di terra e di fatica, lavorare in fabbriche dove il rumore era assordante e il sole non entrava mai. Ho visto le loro bocche, che parlavano un dialetto piemontese che nessuno capiva, sussurrare preghiere per i parenti rimasti a casa.

La mia luce è debole, ma è stata l’unica luce che li ha fatti sentire a casa. Ho visto la madre cucinare piatti che sapevano delle montagne, delle colline e delle pianure del Piemonte, la famiglia con parenti e amici brindare nei giorni di grande festa, la figlia, la giovane Maria, scrivere lettere che sono state spedite ai parenti nel paese natio.

La mia fiamma, la mia piccola fiamma, è stata la luce che ha illuminato i loro volti stanchi, che li ha fatti sentire meno soli. La mia luce ha illuminato il loro cuore, la loro anima, americana e piemontese allo stesso tempo.