Sono un imbuto. Il mio nome è Curvo. Un nome non molto fantasioso, ma le mie forme sono semplici e funzionali. Sono un imbuto di metallo, un po’ ammaccato, con il collo lungo e affusolato e una bocca che sembra un fiore appassito. La mia casa era una cucina che sapeva di spezie straniere e di un odore costante di nostalgia. Sono un emigrante, proprio come la famiglia che mi ha portato in Argentina, nella Pampa Gringa.
Ho visto mani usarmi per versare il vino dalle damigiane in bottiglie più piccole, per dosare l’olio, per travasare l’aceto. Ho sentito il profumo del vino fatto in casa, un odore che riporta alla mente i vigneti assolati del Piemonte.
La mia vita, a differenza di quella di altri oggetti, è stata fugace ma essenziale.
Sono Curvo, un semplice imbuto di metallo. Ma nel mio piccolo e modesto corpo ho visto scorrere non solo liquidi, ma anche ricordi, speranze e la forza di una famiglia che non si arrende. E ogni volta che mi hanno usato, ho sentito la storia di un emigrante che scorreva, fluida e inesorabile, verso un futuro migliore.
(La Pampa Gringa è la Pampa centrale argentina, una vasta pianura destinata ad allevamento e coltivazioni; “gringa” è un termine locale che indica straniero o europeo.
Popolazione e commercio: nel primo Novecento arrivarono numerosi emigranti piemontesi e italiani; i negozi di genere, spesso chiamati almacenes (es. Ramos Generales), erano centri sociali e di scambio.
Economia e vita quotidiana: l’attività principale era l’allevamento e la produzione agricola; le cucine comunitarie, i riti di convivialità e la presenza italiana si mescolarono alle tradizioni locali, creando una memoria condivisa tra passato e nuova terra)
