Siamo due zoccoli di legno. Ci ha calzati Ada, una donna della famiglia piemontese che viveva sulle prime pendici della bassa Val Chisone. E prima di lei sua nonna Adalgisa, camminando sull’erba dei pascoli o calpestando l’acciottolato delle stradine del paese.
Un giorno la fatica di mettere insieme pranzo e cena fu troppo grande; la decisione di partire prese forma tra respiro e vento. Partiamo all’alba: Ada tiene il figlio Giovanni per mano, sulla testa una cesta e sogni piccoli ma resistenti. I passi delle due pedate battono al ritmo del cuore: la salita della valle, i pini che sussurrano storie di pane e vento. Attraversiamo i valichi della Val Chisone: macchie di pini, pietre scurite dal gelo, un vento che sferza i volti ma non spezza la voglia di andare oltre.
Il passo si fa duro, ma la neve è bianca e semplice come una pagina ancora da scrivere. Quando finalmente vediamo il segno della frontiera, una guardia ci guarda curiosa: siamo una famiglia di contadini in cerca di terra dove lavorare. Lì, al di là della linea, c’è la Francia che respira, parla un’altra lingua, ma accoglie la nostra fatica.
A Montgenèvre la neve cambia colore; Ada scambia parole nuove con una ragazza francese, mentre il marito Vittorio osserva le bancarelle del mercato. Appena trovano verdure al mercato, Ada prepara una zuppa semplice, che sa di casa e di promesse.
Gli anni passano; Giovanni cresce. Un giorno, tornando da scuola, chiede alla madre di ricordare la valle. Ada sorride: “Un giorno te lo racconterò; adesso mangia, ho da fare.” E noi, zoccoli, restiamo lì, testimoni discreti di un cammino che non si ferma: memorie di terra e lingua, intrecciate in una cucitura di passi che non si cancellano.
